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Avellino celebra la Festa della Liberazione, la cerimonia in via Matteotti

Festa della Liberazione - 25 aprile

(Festa della Liberazione - 25 aprile)
(Foto: Irpiniareport)

“Per onorare la memoria dei partigiani bisogna battersi affinché la Costituzione venga attuata e rispettata. Questo è il compito dei nuovi partigiani di oggi”. È il messaggio lanciato da Giovanni Capobianco presidente provinciale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) nel corso della celebrazione del 25 aprile ad Avellino. La Festa della Liberazione si è svolta in via Matteotti.

Ad aprire la cerimonia il prefetto di Avellino Maria Tirone accompagnata dal colonello Gianluca Zulini, comandante del 232° Reggimento Trasmissioni.

Presenti le massime autorità: il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, la deputata Maria Pallini, il commissario del Comune di Avellino, Giuseppe Priolo, il vicepresidente della Provincia Fausto Picone, il vicequestore vicario Michele Abenante, il maggiore dei Carabinieri Luigi Nocerino, il colonello Giuseppe Costanza del 232° Reggimento Trasmissioni con il caporal maggiore scelto, Amalia Vassallo che fa da speaker e il vicecomandante dei vigili dl fuoco Domenico Pasqua.

Lungo via Matteotti dove erano schierati militari e forze dell’ordine hanno sfilato le associazioni combattentistiche e d’arma, i gonfaloni della città e della Provincia.

Tra suggestione ed emozione si procede all’Inno, all’Alzabandiera e alle note del Silenzio.

“E’ un momento per ereditare il grande lavoro lasciatoci dalle generazioni precedenti che è quello di una Costituzione da attuare. Umilmente ci accolliamo questa responsabilità per continuare quel lavoro”, ha affermato il sottosegretario Sibilia.

Il prefetto Tirone ha richiamato il discorso sulla Carta Costituzionale del padre costituente Piero Calamandrei agli studenti di Milano: “È ancora attualissimo nel suo contenuto. Per quanto riguarda il collegamento con la Festa della Liberazione, Calamandrei ricorda che dietro ogni articolo della Costituzione ci sono tante voci. Voci di grandi della storia italiana. Ma poi dice che dietro ad ogni articolo ci sono anche tante umili voci nascoste e recenti, che sono le voci della sofferenza del sangue di tanti militari italiani morti in Russia, in Africa. Dei militari delle forze armate italiane che parteciparono alla guerra di liberazione e riscattarono la dignità del popolo. Ci sono i molti giovani morti sulle montagne, per le strade di Milano, di Firenze. Calamandrei ribadisce che i principi di libertà, di giustizia sono stati scritti nella Costituzione grazie alla loro sofferenza”.

 

 

 

 

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