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Dalla conciliazione alla condivisione: una riforma...culturale?

Lavoro e famiglia, un difficile equilibrio

(Lavoro e famiglia, un difficile equilibrio)
(Foto: Irpiniareport)

(a cura di Giuliana Franciosa Ricercatrice INAPP) Forti cambiamenti sul piano del lavoro, della famiglia, delle relazioni tra uomini e donne o ancor più tra generazioni, hanno caratterizzato le società degli ultimi anni. Tali cambiamenti, hanno determinato inevitabilmente delle ripercussioni sulla salute e sicurezza di lavoratori e lavoratrici. E’ apparso, dunque, necessario riequilibrare i ruoli all’interno della famiglia, e realizzare politiche in grado di rispondere al bisogno di “conciliare” i tempi della vita con quelli del lavoro. Il tema della conciliazione, va certamente ricercato nelle forti trasformazioni che hanno investito sia la famiglia che il mercato del lavoro. Proprio per questa ragione tale argomento è diventato uno dei nodi centrali attorno al quale devono misurarsi l’insieme delle politiche pubbliche a partire proprio da quelle del lavoro e della formazione. Si è entrati nell’ordine di idee che la questione della conciliazione non può e non deve riguardare solo le donne, ma riguarda la vita di tutti. I temi della parità tra uomini e donne, dell’integrazione della prospettiva di genere, sono stati largamente affrontati all’interno del Pon“Governance e Capacità istituzionale 2014/2020”,dove si conferma il valore fondamentale della promozione della parità tra uomini e donne e della non discriminazione. In Italia si assiste ancora oggi ad una divisione dei ruoli di genere all’interno della coppia, prevalentemente tradizionale, ovvero l’uomo ha il ruolo di breadwinner mentre i compiti di cura e lavori domestici spettano essenzialmente alla donna, pur se la stessa ha un occupazione. Negli anni ’70 Laura Balbo coniò l’espressione “doppia presenza” proprio per riferirsi a situazioni di questo tipo. Ovviamente questa errata distribuzione dei compiti all’interno della famiglia, scoraggia le donne non lavoratrici a cercare un occupazione, o addirittura a lasciarla con la nascita del primo figlio. Se aggiungiamo a questi anche la mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura, il quadro diventa altamente scoraggiante. Ma proprio negli ultimi anni, l’evoluzione, sia economica ma anche quella esplicitamente organizzativa, ha imposto cambiamenti necessari sia della gestione familiare sia del quadro normativo; mettendo in essere una più ampia tutela, rispetto alle precedenti disposizioni, al fine di rendere concreta la conciliazione del tempo tra famiglia e lavoro, il cd. “work – life balance” . Uno degli ostacoli principali alla conciliazione tra vita e lavoro, può sicuramente essere rappresentato dalla rigidità del lavoro in Italia. Le donne, devono garantire una doppia presenza, che molto spesso diventa, però, una discriminante. Una discriminante perché, essere impegnate su più fronti va indubbiamente a penalizzarne alcuni. E molto spesso, la donna, trovandosi a scegliere tra carriera e famiglia, opta per la seconda. Attualmente in Italia una donna su quattro, a distanza di due anni dalla nascita del figlio, non ha più un lavoro, dunque cercare di raggiungere un equilibrio tra tempi di vita e di lavoro è, di certo, un obiettivo prioritario per la società attuale. E una condivisione delle responsabilità familiari può essere determinante per tale scopo. Le politiche per la conciliazione vogliono fornire proprio quegli strumenti che diano la possibilità a ciascun individuo, di vivere al meglio i ruoli che gioca all’interno della società. In altri termini, per recuperare “le donne”, considerate fondamentali per lo sviluppo sociale, economico e culturale, si tenta, appunto, di riequilibrare ruoli e funzioni nella famiglia spostando il piano degli interventi soprattutto sul ruolo del genitore. Il legislatore ha, dunque, voluto dare maggior rilievo alla “genitorialità”, ed è per questo motivo che oggi oltre che di conciliazione si preferisce parlare di condivisione. Con l’organizzazione di un lavoro flessibile, per esempio, si potrebbe raggiungere un equilibrio tra vita e lavoro sia per le donne che per gli uomini, o, semplificando le parole di un noto psicologo: “una conciliazione sufficientemente buona”. Il tema della flessibilità si sta facendo spazio nel mondo del lavoro con l’introduzione di strumenti utili a conciliare la vita privata con il lavoro, sia per gli uomini che per le donne. Perché è giusto ribadire che l’esigenza di conciliare, non è più solo appannaggio delle donne, ma appare invece una richiesta avanzata anche dagli uomini. La legge 8 marzo 2000, n.53 rappresenta, in Italia, la normativa cardine. Quest’ultima, oltre ad aver introdotto i congedi parentali, favorendo il coinvolgimento dei padri nella cura dei figli, ha focalizzato l’attenzione delle regioni e degli enti locali sull’importanza di riorganizzare i tempi delle città. La sistemazione della regolamentazione in materia di tempi della città e congedi parentali in una medesima legge è stata voluta per portare a compimento l’idea che le politiche temporali siano finalizzate a conciliare tempi di vita e orari di lavoro. Detto ciò, è utile specificare che, la conciliazione è una questione che non può risolversi solo ed esclusivamente attraverso una norma; ma è necessario, altresì, sperimentare delle azioni, mettere in campo un monitoraggio continuo, e, adottare una serie di best practices che vengano fatte proprie sia dal settore pubblico che da quello privato, così come dalle parti sociali e da tutti gli operatori del mercato del lavoro. Ovviamente parliamo di un processo che potrebbe durare molti anni. Tutto questo, infatti, richiede un radicale cambiamento, soprattutto da un punto di vista culturale. Naturalmente, il nostro Paese non è l’unico a dover fare i conti con tale retaggio; l’Università della California, per esempio, ha pubblicato una ricerca dal titolo “fast-forward family” che mette in luce come le donne siano ancora il motore trainante del lavoro tra le mura di casa, ma laddove i compiti sono ben definiti la coppia è più felice. La ricerca, durata tre anni, ha studiato i comportamenti di 32 coppie. La tendenza alla super donna, lavoratrice e organizzatrice dell’impresa familiare, è sicuramente prioritaria; ma negli ultimi 40 anni, il numero di uomini che ha adottato il sistema della condivisione, è sicuramente raddoppiato. Dunque, uno spiraglio esiste!!!!!

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