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"La voglia di non andare a scuola": genitori ed esperti a confronto

La giornata di studio è stata organizzata dal Consorzio Servizi Sociali A/6

L'iniziativa del Consorzio A/6

(L'iniziativa del Consorzio A/6)
(Foto: Consorzio Servizi Sociali)

Grande partecipazione all’appuntamento promosso dal Consorzio dei servizi Sociali A6 ieri presso il Comune di Atripalda. Circa duecento persone, tra docenti, insegnanti ed operatori nella sala consiliare di Atripalda che non hanno voluto mancare all’ennesima occasione di confronto, dopo le cinque conferenze della Scuola per Genitori, sulle problematiche che riguardano la famiglia e l’educazione dei figli. Si è discusso ieri della “voglia di non andare a scuola”, cioè la scarsa motivazione dei bambini e dei ragazzi a dedicarsi ai tempi della scuola e dello studio. Il convegno si è aperto con i saluti del sindaco di Atripalda, Aldo Laurenzano, il quale, nell’apprezzare l’impegno e il lavoro del Piano di Zona Sociale A6, ha voluto anche esprimere la preoccupazione e l’attenzione dell’istituzione pubblica riguardano le capacità e, soprattutto, le possibilità di adeguare costantemente i servizi alle esigenze delle persone. L’introduzione della giornata è stata invece affidata al direttore del Consorzio A6, Carmine De Blasio, che nel tracciare un bilancio particolarmente positivo dell’esperienza del primo anno della Scuola per Genitori, ha rimarcato l’impegno del Consorzio A6 soprattutto nell’ambito delle azioni volte al sostegno dei minori e della genitorialità. La parte centrale dell’iniziativa è stata caratterizzata dai due interventi che hanno sapientemente catturato l’attenzione dei presenti. Innanzitutto il contributo della professoressa Maria Assunta Zanetti, docente dell’Università di Pavia, la quale, nella sua relazione, ha posto l’accento sulle ragioni che spingono alla disaffezione scolastica da parte dei ragazzi, evidenziando anche gli aspetti di responsabilità da parte di genitori ed insegnanti fino a rimarcare le strategie efficaci per accrescere la motivazione verso lo studio e la scuola. “ Sarebbe bene mettere la scuola nelle condizioni di adeguarsi anche dal punto di vista degli strumenti della moderna tecnologia da fornire ai ragazzi - sostiene la Zanetti -. Oggi è più forte il bisogno di rinnovare l’interesse verso l’apprendimento scolastico. Anche i genitori farebbero bene a non sostituirsi ai figli nelle attività didattiche e non intromettersi troppo spesso nelle valutazioni degli insegnanti”. La scuola diventa spesso anche il luogo delle relazioni aggressive. Atteggiamenti e comportamenti che più comunemente vengono definiti con il termine di bullismo. E proprio di come si può star male a scuola ha parlato il dott. Carlo Berrone, insegnante e psicologo dell’Università di Pavia: “Bisogna prestare il massimo dell’attenzione anche i primi segnali e sintomi di una eventuale violenza vissuta a danno di coetanei, tanto negli ambienti e nei contesti scolastici quanto attraverso gli strumenti di maggiore utilizzo dei giovani, telefonini e computer”. Emozionante poi la testimonianza portata dalla madre di un ragazzo che tre anni fa ad Ischia si tolse la vita a causa di azioni di bullismo subite dai coetanei. L’appuntamento si è infine concluso con un confronto vero tra i partecipanti all’iniziativa. Molti hanno voluto fare domande agli esperti e chiedere indicazioni e suggerimenti utili da mettere in pratica nella vita quotidiana sia a casa che a scuola. "Siamo davvero soddisfatti – sostiene Carmine DE BLASIO, direttore del Consorzio dei Servizi Sociali A6 di Atripalda, sia dell’iniziativa sulla disaffezione scolastica e in generale dell’intero progetto della Scuola per Genitori. L’incontro di ieri ha concretamente significato un momento di integrazione tra diverse istituzioni. In questo caso con la scuola. La presenza di tanti insegnanti, oltre che di operatori, ci ha consentito di mettere a nudo alcune criticità irrisolte che finiscono per un verso di favorire la scarsa motivazione verso la scuola e per l’altro di non riuscire sempre in maniera adeguata ad affrontare situazioni rischiose di conflittualità tra i i ragazzi. Non bisogna né sottovalutare né ingigantire. Avere la giusta attenzione verso i comportamenti dei ragazzi quando esprimono la voglia di non andare a scuola, per capirne le ragioni di fondo e per attrezzarsi a risolvere gli eventuali disagi".

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