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Prestiti con il trucco. La Gdf ammanetta tre promotori

Il bliz delle Fiamme Gialle sul Tricolle

Il comandante Imparato

(Il comandante Imparato)
(Foto: Irpiniareport)

Tassi agevolati ed allettanti condizioni di pagamento erano lo specchietto per le allodole con il quale un agguerrito terzetto traeva un proprio personale profitto dal bisogno di contanti che caratterizza la particolare congiuntura economica rendendo appetibili prestiti e finanziamenti. Con l’esecuzione alle prime luci dell’alba di oggi di tre ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari) emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ariano Irpino i finanzieri del Tricolle, guidati dal sottotenente Domenico Pirrò, hanno posto termine ad una truffa perpetrata in danno di tanti arianesi che si erano rivolti ad un mediatore finanziario per l’ottenimento di cospicui finanziamenti. I dettagli di quella che è stata definita operazione JOKER sono stati illustrati, nella tarda mattinata odierna, nel corso di un’apposita conferenza-stampa che ha visto la presenza, oltre che del Comandante Provinciale delle Fiamme Gialle (colonnello Mario Imparato), anche del responsabile delle Fiamme Gialle del Tricolle (sottotenente Domenico Pirrò), anche del Procuratore della Repubblica di Ariano Irpino (dr. Luciano D’Emmanuele) ed del Sostituto Procuratore della Repubblica che ha diretto nel concreto le complesse indagini (dr.ssa Michela Palladino). Già dal’anno scorso le Fiamme Gialle del Tricolle erano sulle orme di una organizzazione di truffatori: risalgono infatti agli inizi del 2010 le denunce di alcuni soggetti che si sono rivolti alla Guardia di Finanza per denunciare presunte irregolarità commesse da un procacciatore finanziario operante nel circondario di Ariano Irpino. Le complesse indagini, condotte sotto la direzione costante della Procura della Repubblica di Ariano Irpino, si sono articolate nel concreto in delicati accertamenti presso istituti di credito e società finanziarie dell’intero territorio nazionale, nell’esame di una rilevantissima mole di documentazione bancaria, nella verifica di contratti per l’apertura di linee di credito, di finanziamento, di polizze assicurative. La meticolosa opera di ricostruzione dei flussi finanziari e di analisi delle tipologie contrattuali adottate per i finanziamenti consentivano di rilevare la presenza costante di tale M.A. (di anni 43), nato a Foggia che, in passato iscritto nell’albo dei promotori finanziari, quale titolare di una attività imprenditoriale in Ariano Irpino, riusciva a convincere diversi soggetti bisognosi di contante a rivolgersi a lui per l’ottenimento di prestiti dai tassi agevolati (all’incirca del 3%) e dal facile iter di concessione. I finanziamenti venivano concessi utilizzando la formula della restituzione del quinto dello stipendio, in modo da frapporre un altro ostacolo (il datore di lavoro) tra chi ricorreva al prestito e chi lo concedeva. Gli altri due protagonisti della truffa, identificati in tale M.M. (di anni 41), nata a Napoli, e in tale D.A. (di anni 29), nato ad Avellino, facevano rientrare nel maggiore capitale oggetto del finanziamento anche i lauti compensi e gli ingenti guadagni da spartirsi con il procacciatore finanziario che aveva ideato la truffa. L’illecito guadagno era ottenuto mediante la richiesta e l’ottenimento dalle società finanziarie di prestiti dagli importi di gran lunga superiori rispetto a quelli necessari e richiesti dai sottoscrittori del contratto di finanziamento ma anche mediante l’istruzione di pratiche di finanziamento false (almeno in parte) all’unico scopo di incassare le relative cospicue provvigioni. A tal fine, il procacciatore utilizzava la documentazione acquisita dai clienti nell’ambito di operazioni di finanziamento apponendo sui contratti le false sottoscrizioni di questi ultimi tacendo l’esistenza dell’intermediazione dei mediatori creditizi (suoi complici) e delle conseguenti spese istruttorie. Nei casi di finanziamento (sempre a mezzo “cessione del quinto”), i due mediatori facenti parte del sodalizio, identificati come si è detto per tale D.A. di Avellino, e tale M.M. di Napoli (anche loro destinatari nella mattinata odierna delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. di Ariano Irpino), provvedevano ad acquisire i contratti attestando falsamente l’avvenuta sottoscrizione alla loro presenza da parte dei clienti; nei casi di apertura di linee di credito o di stipula di polizze assicurative, i due agenti si limitavano a trasmettere alle finanziarie i contratti contraffatti dal procacciatore. Al momento gli investigatori hanno accertato oltre una decina di soggetti truffati dall’organizzazione ma si ritiene che a cadere nella rete di quest’ultima siano in un numero notevolmente superiore (all’incirca un centinaio). Eclatante il caso di un arianese che, dopo aver ottenuto un mutuo ipotecario (di importo inferiore a quello sollecitato) si è ritrovato debitore nei confronti di una finanziaria di un finanziamento mai richiesto e con ben tre assicurazioni sulla vita senza aver mai sottoscritto alcun documento. Analoga sorte è spettata alla moglie, scopertasi contraente a sua insaputa di un’assicurazione sulla vita e debitrice verso una finanziaria per un importo superiore al 25% del finanziamento complessivamente ottenuto. Molti sono stati infine i soggetti che, dopo aver “beneficiato” dell’intermediazione di M.A., si sono visti recapitare per posta carte bancomat o carte di credito mai richieste ovvero si sono scoperti contraenti per linee di credito (senza averne mai chiesto l’apertura) o debitori di importi di gran lunga superiore a quello richiesto. L’operazione conclusasi costituisce un ulteriore evidenza della particolare attenzione al fenomeno da parte del Comando Provinciale di Avellino che, enfatizzando il ruolo di polizia economico e finanziaria della Guardia di Finanza, già nel novembre dello scorso anno aveva messo a segno con il Nucleo di Polizia Tributaria, un importante colpo mettendo la parola fine alla spericolata carriera di un promotore finanziario di Altavilla Irpina che, a fronte dell’illusione di facili guadagni, corrispondeva di fatto interessi solo ai “primi” risparmiatori traendoli dalle somme consegnategli da coloro che investivano in seguito (operazione CHIMERA).

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