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A Canalarte l'attrice Angela Caterina con il suo "Io Pierrot"

La manifestazione in programma dal 13 al 15 luglio

Angela Caterina in

(Angela Caterina in "Io Pierrot")
(Foto: Teatro d'Europa)

L'attrice Angela Caterina con il suo "Io Pierrot" sarà in scena dal 13 al 15 luglio a Canale di Serino nell'ambito della manifestazione "Canalarte".
Il testo presenta delle originalità perchè è scritto e intepretato dalla stessa artista.
Angela Caterina è una giovane poetessa avellinese che però già concepisce la poesia come forte e alta espressione artistica-letteraria da seguire e frequentare pedissequamente e con coraggiosa tenacia contro il degrado culturale generalizzato che imperversa a tutto campo nel e tra gli sfilacci del qualunquismo quotidiano. Ella ripone in un Pierrot nient’affatto melenso e ingenuo, la propria anima poetica e dialogante, con impegno e intelligenza creativa, indovinando una strada che di solito è impervia e senza meta, ma che qui, in lei autrice originale, è difficile sì, ma sicuramente è intrapresa e percorsa con autorevolezza, originalità e capacità artistica. Angela Caterina da un testo letterario ha tratto una sceneggiatura per il teatro ed il Pierrot le ha consentito benissimo di farlo. Pierrot è una icona che resiste al tempo perché dimora in quel limbo ove tutto perdura senza perdere smalto, senza subire disinteresse o vedere distaccato il fascino, perché fa la sua apparizione nei luoghi dell’anima, dimora anzi nella non-luoghità delle emozioni manifeste o sospese nell’inconscio. Una maschera quella di Pierrot che contempla in sé tutti i lampi dell’immaginario, che sa raffigurare, tra effetto estetico e simbolismo, l’ambiguità e l’inquietudine, la delicatezza e la malinconia, l’empito risonante e il suo silenzioso riserbo, l’armonia e l’irrugamento degli inevitabili assedi, la curiosità e la riflessione, la danza e l’avvitamento repentino nell’immobilità, la sensualità ed il pudore, la passione e l’ingenuità, il pianto del feto e la lenta goccia salina che anticipa inesorabile il trapasso. Il personaggio da lei interpretato vive di ricordi: il respiro, l’incresparsi del naso, il guizzo del sopracciglio, l’arco delle candide mani, la caratteristica lacrima dipinta, eppure autentica, liquida, sono creazioni di memorie; e così l’amore dolcissimo e trepido, la commozione per le cose della natura, l’accoratezza nei confronti del prossimo fragile, misero, ramingo, il rispetto per l’essere ed il divenire, l’audace andare ed il fiducioso ricominciare, tutto di fronte all’invincibile scansione del destino.
Uno spettacolo da vedere più che da raccontare.

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