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Al "Cimarosa" di Avellino musica elettronica e sound design

Conservatorio Cimarosa di Avellino

(Conservatorio Cimarosa di Avellino)
(Foto: Irpiniareport)

AVELLINO - La figura del sound designer e l’arte di creare e manipolare suoni per la realizzazione di suggestioni e di paesaggi sonori saranno al centro del convegno “Musica elettronica e Sound design” che si svolgerà domani, sabato 20 giugno 2015, alle ore 10:00 presso l’Aula 41 del Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino. Il convegno, organizzato e coordinato dal Maestro Antonio Caroccia, si propone di essere un utile momento di sintesi e di discussione sul fenomeno del sound design, declinato in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue connotazioni. La creazione di dispositivi tecnologici per fissare e riprodurre i suoni, ha rappresentato un fatto di importanza epocale che nel volgere di pochi decenni ha finito per imporre dei cambiamenti sostanziali alle modalità di creazione, fruizione, trasmissione degli eventi musicali. Da manipolatore di simboli grafici, destinati a restituire una risultante sonora per il tramite di un interprete, il compositore si trova trasformato in un foniurgo capace di intervenire direttamente sulla creazione del suono inteso nella sua dimensione fisica. Mediante l’intervento diretto sul supporto, egli può «comporre» la sua opera nel senso più materiale del termine, operando dal livello più intimo della creazione stessa del suono fino alla sua diffusione nello spazio. Nasce, così, la figura del sound designer, colui che pratica l’arte della creazione e della manipolazione dei suoni per la realizzazione di suggestioni, di paesaggi sonori, di installazioni multimediali: un professionista del suono in grado di rapportarsi con le molteplici forme della comunicazione contemporanea, e di produrre audio utilizzando indifferentemente linguaggi musicali e strumenti di produzione per comporre musica. In ambito cinematografico, ad esempio, la riduzione delle connotazioni simboliche legate alla distinzione tra suoni naturali e suoni artificiali ha portato ad una fusione, al particolare linguaggio eclettico che contraddistingue in particolare la musica degli anni ‘90. La stupefacente capacità emulativa dei sintetizzatori, l’introduzione del nastro magnetico e delle relative opzioni di taglio e montaggio, comunicano il fatto che la tecnologia ha raggiunto il traguardo di strutturare la sfera dell’acustico analogamente a quanto era già possibile per la sfera visiva. Il suono può dunque essere trattato congiuntamente all’immagine, prefigurando quella omogeneità tra esso e il fotogramma che sta alla base della nozione di «testo audiovisivo» come struttura costituita da immagine, parola e suono, il cui significato si determina nell’interazione delle componenti. L’eclettismo che contraddistingue la musica per film trova nelle nuove tecnologie il proprio corrispettivo ideale e nella figura del sound designer, grazie alla consapevolezza fornitagli dall’esperienza musicale elettroacustica, un formidabile strumento di invenzione e organizzazione del paesaggio sonoro.

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