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Prossime elezioni e programmi: la sfida della spesa sanitaria

Sanità

(Sanità)
(Foto: Irpiniareport)

Per molti esponenti del mondo politico italiano le prossime elezioni regionali in Sicilia saranno un banco di prova importante.
Del resto le regionali del 5 novembre sono l’ultimo appuntamento con le urne prima delle politiche del 2018.
Al momento al centro del dibattito politico ci sono soltanto i balletti delle alleanze: centristi, centrosinistra, centrodestra si stanno affannando per trovare coalizioni vincenti o quantomeno in grado di assicurare la sopravvivenza politica.
L’attenzione quindi non è incentrata su programmi e contenuti. Purtroppo.
O forse per fortuna viste le ultime mosse proprio dell’Assemblea regionale siciliana.

Elezioni e contenuti elettorali
Se davvero si dovesse iniziare a parlare di contenuti per le prossime elezioni si spera proprio che i vari schieramenti politici non prendano spunto dalle ultime iniziative dell’Ars.
Nella sua piena e totale autonomia infatti l’Ars ha resuscitato le province che non si chiameranno è ovvio, così ma “liberi consorzi” ma di fatto saranno una organizzazione sul territorio utile a mantenere indennità per presidenti e consiglieri.
Facile promettere dividendi e privilegi, più difficile promettere di mettere mano ad argomenti molto più ostici ma fondamentali per la vita del Paese.

Ripartire dalla sanità
«Mio padre moriva e al telefono solo un disco» nella calda e afosa estate 2017 notizie come quella riportata dalla giornalista Valentina Ruggiu purtroppo si sono susseguite ogni giorno.
«Siamo sotto organico», è stata la risposta laconica del responsabile della Società Sistema 118, mentre in Italia diventava operativo il numero unico europeo per le emergenze: il 112 che risponde per tutti, Carabinieri, Polizia, Vigili del fuoco e soccorso sanitario. O almeno dovrebbe.
L’attuale sistema non funziona, lo ha dichiarato anche il presidente del Cerm (centro studi per la competitività, le regole e i mercati) Fabio Pammolli dopo la presentazione di SaniRegio 2017, lo studio sul sistema sanitario italiano.

SaniRegio 2017: cos’è che non funziona
Se i servizi continueranno ad essere erogati come lo sono in questo momento si avrà una spesa che supererà i 15 miliardi, soprattutto nelle Regioni meridionali, caratterizzate dalle percentuali di inefficienza tecnica e di prezzo più alta.
E sì perché a pagare lo scotto sono proprio le Regioni più indietro dal punto di vista tecnologico.
Nel rapporto del Cerm, la spesa sanitaria delle Regioni in Italia è stata calcolata secondo un metodo che non analizza solo i consuntivi ma anche i risultati relativi alla stima della spesa standard e delle componenti relative all’inefficienza e all’output gap, la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale.
Risultato: le regioni del sud Italia presentano un elevato tasso di inefficienza tecnologica e una maggiore spesa.
La proposta degli autori del report è stata quindi quella di rivedere lo strumento di governance sviluppando da subito sistemi di monitoraggio che si focalizzino principalmente sul livello dei servizi erogati a parità di input.
Riuscirà tutto questo ad entrare nelle agende degli esecutivi regionali o magari anche solo nei programmi elettorali della politica italiana?

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