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Punture e dermatosi: attenti a insetti e dintorni. Parla il professore Trematerra (Unimol)

Università del Molise - Unimol

(Università del Molise - Unimol)
(Foto: Irpiniareport)

Sul finire delle settimane più calde degli ultimi anni e a ridosso della ripresa delle attività accademiche una chiacchierata scientifico-culturale con il prof. Pasquale Trematerra, ordinario di entomologia generale e applicata presso il Dipartimento di Agricoltura Ambiente e Alimenti dell’Università degli Studi del Molise. Il Dipartimento dell’Ateneo molisano, diretto dal prof. Raffaele Coppola, con i due corsi di laurea triennali e i tre corsi di laurea magistrali contribuisce da oltre trent’anni alla formazione di professionisti del comparto agro-alimentare (Agronomi e Tecnologi Alimentari) che, come riportato dalle principali banche dati, riescono a collocarsi sul mercato del lavoro con i più elevati tassi di occupazione. Appaganti, almeno sotto l’aspetto delle curiosità scientifiche, per le punture di insetti e dermatosi sono le parole del prof. Trematerra.   A parte la possibilità di trasmissione diretta o indiretta di infezioni causate da microrganismi, gli artropodi, spiega il Professore, possono causare eventi morbosi per contatto (effetto urticante), o con punture o morso della cute. Gli effetti patogeni possono essere legati all’azione tossica o irritativa delle sostanze iniettate o alla sensibilizzazione di tipo immunoglobulinico (IgE) e quindi a reazioni allergiche verso i componenti delle stesse sostanze, con manifestazioni locali o generalizzate, note agli specialisti allergologi o dermatologi. In questo periodo dell'anno, ma non solo, Insetti e altri Artropodi, per contatto diretto o con alcune loro produzioni, sono in grado di recare all'uomo e agli animali a sangue caldo notevole molestia (soprattutto le Zanzare), provocare shock anafilattici e, a volte, nei soggetti particolarmente sensibili, anche la morte (si pensi a Vespe e Calabroni, o anche alle Zecche). Casi di decessi che vedono colpevoli questi Imenotteri aculeati non sono rari e vengono citati da secoli; una delle prime testimonianze in tal senso risale a1 2641 avanti Cristo, 1'evento si trova rappresentato nei geroglifici che adornano la tomba del re Egizio Menes, morto proprio per una puntura di Vespa o forse di Calabrone. Meno conosciute sono, invece, le origini delle irritazioni dermali e delle allergie respiratorie indotte dagli insetti, con sintomi spesso simili alle febbri da fieno. Le specie maggiormente indiziate a1 riguardo si trovano tra i Lepidotteri. Inconvenienti e malanni provocati dai bruchi di alcune farfalle vengono riferiti già negli antichi scritti di medicina dei Greci, e, si sospetta che gli stessi Romani avessero approfittato di queste conoscenze per inserire tra i loro armamenti estratti 'velenosi' ottenuti da larve urticanti. Verso la fine del 1800, un notevole impulso a tali conoscenze venne dato dai naturalista Jean Henri Fabre che, con particolare abnegazione usava sperimentare su se stesso gli estratti oggetto di indagine. Varie sono le vie attraverso le quali gli Insetti possono arrecare i disturbi citati. Da una parte vi e 1a possibilità di contatto diretto o 1'inalazione d1 peli urticanti, di scaglie alari e di altre minuscole porzioni e secrezioni , dall'altra morsicature con 1'introduzione d1 secreti salivari, punture con strutture specializzate - spesso sono i pungiglioni - e immissioni dirette di veleni, lancio di sostanze a scopo di difesa. La reazione che il corpo dell'uomo manifesta al sopraggiungere di questi eventi dipende da molteplici fattori che coinvolgono, oltre alle risposte immunitarie caratteristiche di ciascun organismo, il tipo e la fonte del veleno, la parte colpita, l'intensità e la durata dell'esposizione stessa. Il contatto diretto o 1'inalazione di materiale allergenico può provenire da migliaia di specie per 1o più appartenenti a Efemerotteri, Tricotteri, Ditteri e come si e già accennato ai Lepidotteri, sia nello stadio larvate che da adulti. Proprio le vicissitudini dovute a questo ultimo gruppo di insetti hanno dato luogo a1 termine medico lepidopterismo. I peli che emergono dal corpo di numerosi bruchi provocano, infatti, danni alla pelle o per azione diretta o per la presenza di minuscole ghiandole velenifere unicellulari ad essi collegate e ricche di sostanze simili all'istamina. La presenza degli aculei può essere talmente abbondante da arrecare inconvenienti notevoli, basti sapere che ciascun bruco di Thaumetopoea, le comuni processionarie della quercia e dei pini, e di Euproctis similis presentano da 600.000 e 2.000.000 di setole urticanti. Tutte pronte a un minimo contatto a causare eritemi, edemi e orticarie; sovente portano anche infezioni batteriche e virali. In ambienti e situazioni particolari questi inconvenienti sono diventati ricorrenti e cronici tanto da portare all'inabilita gruppi di operai raccoglitori di gomma nelle foreste del Brasile, o creare effetti devastanti alla pelle, come osservato in Malesia e in Venezuela dove le larve del Saturnide Lonomia achelous trasferiscono sostanze anticoagulanti e conseguenti vaste emorragie. In tutti questi misfatti sono coinvolte 15 famiglie di Lepidotteri: tra le specie più pericolose, tutte molto frequenti, si ricordano Lymantria dispar, Sibine stimulea, Automeris io, Euproctis chrysorrhoea, Orgyia pseudotsugata, Thaumetopoea pityocampa e Thaumetopoea processionea. La più ricorrente è la prima; stime attendibili indicano che essa e la causa del 29% delle orticarie provocate da insetti nel perido primaverile-estivo. Negli Stati Uniti, alcuni anni addietro, 1e sue larve defogliarono circa 5 milioni di ettari di foreste, raggiungendo la ragguardevole densità di 50.000 individui per ciascun albero colpito, con tutte le conseguenze immaginabili per le popolazioni locali. Casi simili sono stati osservati nei vari continenti, tra g1i altri nell’isola giapponese di Honshu, nel 1956, i peli delle larve di Euproctis flava colpirono ben 250.000 persone; più tardi, nel 1972 in Cina, venne rilevato un caso di ancora più vaste proporzioni, i cui sintomi furono attribuiti a Euproctis similis, si parlò di una vera e propria epidemia con 500.000 cittadini marcati da abbondanti allergie. Sorprendentemente anche i bozzoli e le spoglie spesso fanno le loro vittime. I resti di Thaumetopoea wilkinsoni, insetto simile alle nostre processionarie, dispersi sul terreno di una foresta scelta dagli Iscraeliani per una esercitazione militare che vedeva coinvolti 3000 soldati, nel breve tempo di una notte ne misero fuori combattimento e in 'ritirata' ben 600. Di altro tipo, ma ugualmente pericolosi sono i malanni dovuti alla diffusione abnorme delle scagliette che di solito ricoprono i1 corpo di alcune farfalle adulte. Le femmine di Hylisia sp., nel Sud America, ricorrentemente sono causa di irritazioni dermali e di complicazioni respiratorie; in Brasile, in Perù e in Venezuela i casi che si ricordano sono migliaia. Cosa fare? Stare attenti, evitare il loro contatto, reagire con cautela, seguire i consigli di qualche entomologo, soprattutto non sottovalutare alcuni fenomeni e ricorrere a medici allergologi e dermatologi. Ironia della sorte, vi è anche un’allergia del tutto particolare che frequentemente colpisce gli stessi studiosi di insetti. Al riguardo nel 1980 tra i membri della Società Americana di Entomologia, ben 115 sono stati i soci che hanno avvertito disturbi in presenza del materiale biologico di studio. Spesso ciò si è verificato all'apice della loro carriera; a causa di questo inconveniente non sono mancati i casi di abbandono forzato delle ricerche in corso per dedicarsi ad altri argomenti meno 'fastidiosi'.

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