

Rieccomi per aria, amici irpinauti. Il mio primo sorvolo, su Aiello del Sabato, ha regalato tante sensazioni e mi ha fatto piacere che le abbiate apprezzate leggendo il diario di bordo su Irpinia Report. Il mio piccolo aereo ad elica ha avuto bisogno di una revisione, ma ora sono di nuovo per aria e punto diritto su Montefusco. L'aria calda di maggio, oltre i 700 metri del paese, qui ancora è "timida", ma l'emozione di sorvolare una ex capitale per me è forte assai.
Prima di Avellino, infatti, Montefusco è stata davvero "capitale", quale capoluogo del Principato Ultra prima di cedere il titolo, nel 1806, alla più centrale e meno impervia Avellino. Eh sì, perché Montefusco, dove sorge e ancora mette paura lo Spielberg d'Irpinia, un vecchio carcere borbonico, è stato un comune denso di storia e di influenze. Longobardi, Normanni, Svevi, quanta cultura e nobiltà sono passate di qui, quanti studiosi, uomini di legge e militari in questa che è stata "Regia Udienza del Principato Ultra".
Nel suo carcere, oggi visitabile perché diventato "Museo Spielberg del Risorgimento Meridionale", sono stati reclusi per secoli tanti detenuti, che raccontavano (e si lamentavano) per le condizioni di estrema durezza. Brividi!
A 21 chilometri da Avellino, a cavallo tra le province di Avellino e Benevento, Montefusco sembra oggi assopito dopo i fasti del passato. Come un vecchio maestoso che riposa, questo piccolo centro irpino (poco più di mille abitanti) deve il suo toponimo al nome di persona Fusculus (Foscolo), che già ricorreva in epoca longobarda. Quindi mons Fusculus, monte di Foscolo, forse il nome di un feudatario. Oppure, per la sua posizione particolare, è monte "nascosto", mons Fuscus, davvero parliamo di una montagna nascosta?
Le celle del carcere borbonico, a vederle anche oggi, mettono paura. Meglio fare un giro in libertà per le stradine del paese, e magari intercettare qualche donna che ancora con pazienza lavora il merletto a tombolo (primato che si contende con la vicina Santa Paolina), oppure finire in qualche bottega artigiana della ceramica barocca. Ma quel che ti ritempra, mangiando un bel piatto di tipici fusilli alla Francescana, preparati con ragù, guanciale e peperoni, pietanza tipica della fiera di Sant'Egidio. Il vino? Ma qui un bel bicchiere di Greco di Tufo Docg è d'obbligo: fresco, abbinato ai prodotti di un territorio verde e pulito, che invoglia al trekking.
Torno alla base, stop per oggi. "Torre, chiedo il permesso di atterare". Passo e chiudo. Alla prossima.
Baldo


