
(di Massimiliano D’Uva)
Ci sono incontri che ti restano dentro. Per la luce negli occhi di chi hai davanti, per l’emozione che ti trasmette una stretta di mano, per quel senso di appartenenza che va oltre ogni distanza. È successo di nuovo, nei giardini di Costieragrumi, a due passi da quel mare che profuma di storia e agrumi.
Lì, tra i filari carichi di Limone Costa d’Amalfi IGP, due amici – prima ancora che eccellenze – si sono ritrovati per pensare a qualcosa di straordinario. Da una parte Carlo De Riso, l’uomo che ha trasformato la passione per la sua terra in un progetto agricolo e culturale di valore internazionale. Dall’altra Salvatore Calabrese, “The Maestro”, il barman che ha incantato Londra e il mondo, portando con sé, in ogni cocktail, un pezzo di Costiera.
Li conosco entrambi. E li stimo profondamente.
Ricordo bene la prima volta che Salvatore mi accolse nel suo club a Londra, Salvatore at Fifty a St. James. Ero con il direttore d’albergo Ginepro Mansueto, entrambi accompagnati dall’amico storico di Salvatore, originario di Ariano Irpino, Giovanni Puopolo. Salvatore ci fece sentire parte di una storia che stava ancora scrivendo. Non si trattava solo di mixology, ma di stile, accoglienza, cultura. Era la Costa d’Amalfi che brillava nel cuore di Londra.
La stessa sensazione l’ho provata quando ho incontrato Carlo De Riso per la prima volta. È impossibile non restare colpiti da quella luce che gli si accende negli occhi ogni volta che parla di limoni, di territorio, di futuro. Nei suoi frutti c’è il sudore di una famiglia, c’è l’orgoglio di una comunità, c’è la visione di chi non si è mai arreso all’idea che l’agricoltura fosse un settore da marginali.
Oggi i loro mondi si incontrano. Non è una trovata commerciale. È un abbraccio. Un ritorno. Un’alleanza fatta di rispetto, memoria e voglia di osare.
Qualcosa bolle in pentola, e ha il profumo del limone e il sapore delle grandi idee. Ma la notizia, oggi, è un’altra: quando la Costa d’Amalfi chiama, i suoi figli rispondono. Ovunque si trovino.


